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Humanitarian Notizie, dispacci dalle crisi che il resto del mondo smette di guardare

Un'agenzia di stampa indipendente che raccoglie dispacci dai corrispondenti esteri su conflitti, missioni umanitarie e violazioni dei diritti fondamentali. Sul campo, con i tempi lunghi del giornalismo verificato.

Dossier, reportage e analisi sulle crisi migratorie e sull'operato delle organizzazioni non governative. Aggiornamenti dai fronti dimenticati, senza scorciatoie.

Perché le redazioni ci seguono

Un'agenzia di stampa non si misura dalla quantità di dispacci, ma da quanto regge la verifica. Questi sono i punti su cui costruiamo ogni dossier e ogni invio ai corrispondenti.

Corrispondenti sul terreno, non ricostruzioni a distanza

Ogni pezzo parte da un inviato o da un collaboratore locale che firma il dispaccio. Chi legge sa da dove arriva l'informazione, con quale margine di errore e in quali condizioni è stata raccolta.

Doppia verifica prima della pubblicazione

Confrontiamo almeno due fonti indipendenti per i dati su vittime, sfollamenti e accessi umanitari. Quando il numero non è confermato, lo scriviamo: le lacune restano visibili invece di essere coperte.

Dossier tematici con documenti allegati

Rapporti delle ONG, registri di sbarco, note diplomatiche. Pubblichiamo i materiali originali accanto all'analisi, così chi lavora su questi temi può risalire alla fonte senza intermediari.

Copertura continua delle crisi dimenticate

Sudan, Sahel, Myanmar, rotte del Mediterraneo centrale. Torniamo sulle stesse crisi anche quando escono dai titoli, perché è lì che si accumulano le omissioni più gravi.

Archivio consultabile per anno e area geografica

Reportage, analisi e infografiche restano indicizzati. Ricercatori, redazioni e uffici cooperazione possono ricostruire l'evoluzione di un conflitto senza ricominciare da zero.

Nessun contenuto sponsorizzato travestito da notizia

Le collaborazioni con organizzazioni umanitarie sono segnalate in apertura. La linea editoriale resta separata dagli accordi operativi sul campo.

Domande ricorrenti su come lavoriamo

Chi ci scrive chiede spesso le stesse cose: come verifichiamo un dispaccio, chi firma un reportage, cosa succede quando una fonte non è confermabile. Qui sotto trovi le risposte che diamo in redazione, senza giri di parole.

Come lavoriamo un dispaccio, dal primo segnale alla pubblicazione

Ogni pezzo che esce dalla redazione passa per gli stessi cinque passaggi. Non è una formalità: è il modo in cui teniamo insieme velocità e verifica quando la notizia arriva da un fronte o da un campo profughi.

Segnale dal territorio

Un corrispondente, un operatore di ONG o una fonte locale segnala un fatto: uno sfollamento, un blocco stradale, un cambio di regole sui permessi. Registriamo l'ora, il luogo e chi parla, anche quando la notizia è ancora incompleta.

Prima verifica incrociata

Cerchiamo almeno due fonti indipendenti prima di scrivere una riga. Se il segnale riguarda un'area con accesso limitato, chiediamo conferma a chi lavora nei convogli o nelle cliniche da campo, non solo ai canali ufficiali.

Contesto e dati

Confrontiamo il fatto con i registri disponibili: rapporti delle agenzie, statistiche di sbarco, bollettini delle autorità locali. Le discrepanze tra le fonti non le nascondiamo, le mettiamo nel testo.

Scrittura e revisione

Il dispaccio viene scritto dal corrispondente e passato a un editor che lavora su lingua, attribuzioni e sicurezza delle fonti. Chi è a rischio viene protetto, anche a costo di rinunciare a un dettaglio.

Pubblicazione e aggiornamento

Il pezzo esce con data e ora di chiusura. Se la situazione cambia, aggiorniamo in coda al testo invece di riscrivere in silenzio: chi ci legge deve poter ricostruire cosa sapevamo e quando.

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